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Crisi economica. Quelli che alla terza settimana...

Rocca, n. 6, 15 marzo 2009, pag. 22

Quelli che alla terza settimana del mese... già vedono rosso, un po’ per rabbia,ma soprattutto, causa della prima, perché il color vermiglio è quello del conto inbanca. E al danno si aggiunge la beffa: con il prossimo stipendio accreditato sarannodetratti gli interessi sullo scoperto bancario che variano, a seconda dell’istituto dicredito, dal 6 all’8%. E così si pagano interessi sulla povertà. Già, perché “la miglioreclientela”, come la definisce il sistema bancario, non tiene certo i capitali sul contocorrente, ma in titoli, azioni, obbligazioni, a volte della stessa banca. Il ceto mediospazzato via dalla crisi, mentre contemporaneamente si realizza un trasferimento diricchezza, attraverso la mediazione il sistema creditizio, dai più deboli, che sono lamaggioranza, ai più forti economicamente. Un fenomeno sempre più frequente tantopiù in un periodo di crisi economica.
“Sono diventato uno specialista della sopravvivenza”, dice Stefano,quarant’anni, separato, uno stipendio da impiegato di poco più di 1.200 euro netti almese, un mutuo trentennale che si augura di finire di pagare che si porta via quasi700 euro di rata mensile a tasso variabile che nell’ultimo anno è cresciuto, un assegnodi mantenimento per i figli da sborsare. “Faccio il triplo salto mortale con avvitamento,sto attento ai centesimi, scelgo quello che compro evitando il più possibile di cederealle tentazioni. Insomma, compro lo stretto necessario. E per fortuna che in cucina mela cavo, così evito di acquistare piatti pronti che costano di più! Il cinema è un lussoche mi concedo, quando va bene, una volta al mese, di lunedì, che c’è la giornatapopolare a prezzo ridotto. In queste condizioni non posso nemmeno permettermi dirifarmi una vita. Le relazioni sociali sono ridotte al lumicino perché se esci con gli altriun minimo devi spendere. Invitare una donna fuori, poi, per me è una roba da film. Come faccio a rifarmi una vita? E per fortuna che ogni tanto mi aiutano i miei, alla miaetà, quando dovrei essere io ad aiutare loro”.
Parla tutto d’un fiato Stefano, come volersi liberare di un peso. Ed è unoschiaffo in faccia quello che dice. Eccoli i nuovi poveri, quelli che... con ogni probabilitàlo saranno anche da vecchi perché i quarantenni di oggi, a differenza dei loro genitori,in molti casi un contratto di lavoro stabile lo hanno avuto tardi per via degli studi eperché il mercato del lavoro stesso è cambiato con i contratti di precarizzazione dellamanodopera. Una generazione bruciata che non conoscerà la pensione, se non al minimo.
Secondo l’Istat la soglia di povertà per una famiglia di due componenti nel 2007si situava sotto una spesa media mensile di 986,35 euro, al netto dei mutui erestituzione prestiti. Quasi cinquecento euro procapite. Un miraggio per Stefano. “Se avessi cinquecento euro al mese da spendere mi sentirei un signore e potrei anchestare di più con gli amici, uscire di più, conoscere persone”. É paradossale: il raggiungimento della soglia di povertà, la linea di galleggiamento, per alcuni, perquelli che... stanno sotto, e sono sempre di più, in questo paese diventa sinonimo diriscatto. E Stefano è tra i più fortunati con il suo contratto a tempo indeterminato. “E’vero, tutto sommato sono fortunato – ride mentre fa gli scongiuri per quello che staper dire – oltre che per il lavoro anche perché ho la salute e che il Signore me laconservi. Se hai quella, hai anche la speranza che la tua vita può cambiare e la speranza è un buon antidoto contro la depressione, ma a volte non ce la fai, perché speri, speri, speri, ma alla fine non cambia nulla e allora crolli”.
Alessandra, 30 anni, invece, fa la cassiera in un ipermercato con contratto parttime interinale a 700 euro al mese, una laurea in lettere, un “mezzo” fidanzato, comelo definisce lei per via del fatto che loro due insieme non possono ancora fare deiprogetti per il futuro. “Anche lui lavora con contratti a termine, sono anni che andiamoavanti così. Mentre io vivo con i miei genitori, e quindi non ho il problema delle speseper la casa, lui deve anche pagarsi un affitto perché ha scelto di andare a vivere dasolo. Per fortuna che almeno uno dei due ha una casa propria per stare un po’ insiemeda soli, perché a questa età vivere con i genitori è dura, si cambia, i bisogni, gli stili divita cambiano, si cresce. Eppure sei costretta a restare nel bozzolo e ti senti stringerecome una crisalide che non diventa mai farfalla. Certo, potrei andare a vivere con lui,potremmo mettere insieme le nostre risorse, ma nessuno dei due è pronto.Sorvoliamo sul tema maternità che è un altro capitolo”.
Già, la maternità, o più in generale la genitorialità negata, un po’ per scelta unpo’ per necessità. Ma questa è un’altra storia.
Resta il fatto che ad essere più colpiti dalla crisi sono proprio i single, primoperché non possono contare sulla rete familiare di una o più persone che integrano ilreddito, secondo perché i costi fissi (luce, riscaldamento, gas, auto), quelli che restanopressoché invariati al variare del numero dei componenti della famiglia, incidono di piùsulle famiglie mononucleari. Infatti, sempre secondo l’Istat, chi vive da solo, rispettoad una famiglia di due persone, ha una spesa media mensile che non è la metà, ma èdue terzi.In ogni caso anche Giorgio e Patrizia devono fare i conti con la terza settimana.
Lavorano in due, hanno due figli che vanno a scuola, anche loro casa di proprietà conmutuo. Giorgio lavora fuori città e fa il pendolare con i mezzi pubblici. Patrizia lavorain città ed è lei ad usare l’auto di famiglia per accompagnare i figli a scuola.
“Purtroppo dell’auto non possiamo farne a meno. Almeno una serve e Giorgio non neha voluto sapere di prendere la seconda auto, lo fa per una scelta ambientalista, cosìsi sacrifica andando a lavorare con i mezzi pubblici, mentre io uso l’auto peraccompagnare i ragazzi a scuola e andare al lavoro. Del resto visto che l’auto hacomunque dei costi fissi anche da ferma, oltre ad essere un capitale a perdere - spiega Patrizia con piglio manageriale – tanto vale usarla con più persone a bordo inmodo da ridurre la spesa pro capite per i trasporti. Se potessimo ce ne libereremmo,ma finché ci sono i ragazzi da accompagnare a destra e a sinistra, e non c’è solo lascuola, purtroppo serve”. Per intanto via i libri per i genitori, giornali, cinema, teatro,cd musicali. Via anche Sky, in tv solo Rai e Mediaset. “Ogni tanto ci concediamoqualche dvd a noleggio, o preso in prestito in biblioteca, per vedere un buon film tuttiinsieme. Anche i libri li prendo in biblioteca, visto che mi piace molto leggere. Ho scoperto così il piacere di accedere ad un servizio collettivo. Andare in quattro alcinema ci tocca fare un mutuo. In pizzeria, poi, sono anni che non ci andiamo. La pizza la preparo in casa, anche perché mi piace dedicarmi alla mia famiglia standodietro i fornelli”. Patrizia è una persona solare che non si perde d’animo. “Con gli amicici si trova spesso. Sono coppie nelle nostre stesse condizioni e così ceniamo insiemealmeno due-tre volte al mese. Ognuno prepara qualcosa e poi si va a casa dell’uno odell’altro”. Piccole grandi strategie per non rinunciare al piacere della compagnia edelle relazioni affettive. Eppure, mentre parliamo, i due adolescenti di casamessaggiano con i rispettivi cellulari. Significa che ce ne sono almeno quattro infamiglia. Infatti, secondo alcune ricerche, gli italiani che tirano la cinghia nonrinunciano però a comunicare e quello della telefonia mobile sembra essere uno deipochi settori a non conoscere crisi.
Già, la crisi. Come diceva mio nonno, colpisce sempre gli stessi, e lui ne sapevaqualcosa. E allora, visto che sono sempre le stesse classi sociali a pagare (scusate iltermine desueto che farà arricciare il naso anche a qualche benpensante di sinistra) tanto vale aderire all’invito di Berlusconi: dalla crisi si esce con una buona dose diottimismo. E che ottimismo sia, ma non nel senso in cui lo intende il presidente delConsiglio, di spendere come se nulla fosse, ma di cominciare a ripensare i propri stilidi vita e di consumo, ad impostare le relazioni con la terra e con le risorse improntatead una sobrietà felice, alla decrescita dei consumi, riscoprendo il valore dell’economiadi scambio e dell’autoproduzione, come Patrizia che fa la pizza in casa, dando maggior importanza al valore d’uso delle cose piuttosto che al loro valore esteriore, al loro valore di scambio (ops! Altre due categorie desuete).
“Questa crisi economica può essere l’occasione per ripensare il nostro modellodi sviluppo basato su una continua crescita”, dice Marco, insegnante precario, anche lui della compagnia di quelli che..., “ma soprattutto è una magnifica occasione perciascuno di noi e collettivamente per ripensare ai nostri individuali e personali modellidi consumo. Cosa me ne faccio degli incentivi alla rottamazione dell’auto se io un’autonon me la posso permettere, oppure se per una scelta di vita ho deciso di non averneuna? In realtà a chi sono destinati questi incentivi? Io ho bisogno della lavatricenuova! Però il governo che fa: se vuoi gli incentivi per la lavatrice devi ristrutturaretutta la casa. E’ come dire: se vuoi gli incentivi per l’auto devi comprare anche loscooter! Ma che ragionamento è? E poi, perché non cogliere l’occasione per destinare le risorse al trasporto collettivo, per potenziare il trasporto urbano, le ferrovie,soprattutto quelle destinate ai pendolari e non solo all’alta velocità? Perché noncogliere questa occasione per cambiare la politica economica? Perché non pensare aduno stato sociale che dia servizi veri ai cittadini? Perché continuare a puntare sultrasporto individuale che ci sta uccidendo letteralmente con l’inquinamento, il rumore, l’intasamento delle città, con lo spazio collettivo privatizzato dalle auto? Io vado allavoro in bici correndo qualche rischio proprio per le troppe auto in circolazione, ma èuna scelta di vita che ho fatto molti anni fa. Da quando ho scelto di non avere piùl’auto, non solo mi sento più libero, ma mi rendo conto di quanto l’auto in città sia ilmezzo di trasporto meno razionale ed economico in assoluto. Per strada mi guardointorno e vedo sempre e solo auto con un solo passeggero: il guidatore. E mi chiedo:ma tutto questo ha un senso? Io non credo”. Domande sacrosante di chi partendo dalproprio stato di difficoltà cerca di riflettere e di pensare a quale società vorrebbe per ilfuturo, compito, per la verità, che dovrebbe spettare alla politica, se almeno la politicane avesse un’idea della vita delle persone in carne ed ossa.
Al cronista non resta che aggiungere altre domande a quelle di Marco: se la crisi è così generalizzata da colpire tutti i settori produttivi, perché gli incentivi vengono dati solo all’industria dell’auto, con tutto ciò che questo comporta in termini di corsa all’accaparramento del petrolio? Perché non puntare sull’industria e le tecnologie perla produzione di energia solare e per il risparmio energetico?
Intanto, quelli che alla terza settimana...
Giuseppe Fornaro

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