Passa ai contenuti principali

La mafia, Berlusconi e il Gattopardo

Secondo Gaspare Spatuzza Berlusconi sarebbe stato il referente della mafia dopo le stragi Falcone e Borsellino, ma di questo, per il momento, ci sono solo le sue parole a diciassette anni di distanza da quei fatti. Guarda caso queste rivelazioni avvengono nel momento in cui Berlusconi è politicamente finito e Cosa Nostra, che ha sempre saputo fiutare come tira il vento e prepararsi per tempo al dopo, potrebbe voler contribuire alla spallata finale del presidente del Consiglio per poi presentarsi ai successori a batter cassa nella convinzione che il futuro governo sarebbe sostenuto da una maggioranza diversa da quella attuale. Questo, però, presuppone che anche all'interno dell'area di centro sinistra Cosa Nostra abbia i propri referenti oppure che le cosche si preparino ad una nuova stagione stragista per indurre a miti consigli un eventuale nuovo governo, tanto più se debole e con una maggioranza parlamentare risicata. Sarebbe però una strategia ad alto rischio e dai risultati incerti per le cosche, mentre Cosa Nostra preferisce giocare sul sicuro massimizzando gli sforzi. Del resto un governo con una maggioranza debole farebbe di questa debolezza il suo punto di forza e di fronte a minacce mafiose chiederebbe un patto di unità nazionale trovando, ad esempio, nella componente di An del Pdl orecchie sensibili. Allora quale potrebbe essere la strategia in atto? Perché è evidente che non si può credere ad una conversione di fede di Spatuzza, né tanto meno alla sua volontà di "restituire onore alle vittime" dopo che ad esse ha tolto la vita.

La strategia potrebbe essere, molto più semplicemente, quella di far cadere Berlusconi con la conseguenza inevitabile di formare un nuovo governo con la stessa maggioranza avendo i numeri in Parlamento per farlo. Presentando Berlusconi, ancora una volta, come un martire di questo sistema giudiziario, agli occhi dell'opinione pubblica opportunamente manipolata e con l'indignazione montante tra i fans del Cavaliere, il risultato sarebbe proprio quello di giungere in tempi rapidi alla riforma della giustizia a colpi di maggioranza, mettendo così in un angolo le posizioni dei finiani non appiatti sulla visione berlusconiana della giustizia. Tant'è che fiutando questo disegno Fini si affretta a dichiarare che "per il momento quelle di Spatuzza sono solo parole senza riscontri". Si badi, questa mia analisi non vuole scagionare Berlusconi da eventuali ipotesi di collusione con la mafia che sarà la magistratura ad accertare dimostrando l'attendibilità e genuinità del pentito, ma semplicemente concentrare l'attenzione sul perché proprio oggi Spatuzza parla. Un uomo cinico e sprezzante come lui, capace di mangiare un panino mentre un bambino viene sciolto nell'acido sotto i suoi occhi è capace di tutto. Se le rivelazioni di Spatuzza dovessero far cadere il governo Berlusconi sarebbe la mafia a dettare tempi e regole per la modifica del codice di procedura penale e dell'ordinamento giuridico. Del resto cosa sta più a cuore ai boss se non limitare il potere di indagine della magistratura e delle forze dell'ordine e il potere dell'ordinamento giudiziario nel suo complesso e in particolare di quello impegnato nel contrasto del crimine organizzato? E' probabile, dunque, che le rivelazioni di Spatuzza siano dettate proprio dal tentativo di imprimere un'accelerazione alla riforma della giustizia. Insomma, si tratterebbe di un ritorno del Gattopardo che segna una continuità con la linea di Cosa Nostra: "far sì che tutto cambi perché nulla cambi".

E' evidente come Berlusconi, in questa ipotesi, non sia vittima di giudici faziosi, ma di un disegno ben preciso. Quanto lui sia organico a questo disegno fino ad offrirsi consapevolmente come vittima sacrificale pur di giungere alla riforma della giustizia per poi ritornare sulla scena politica più forte di prima, o quanto sia del tutto vittima ignara di questo disegno, al momento non è dato sapere. Di certo c'è che i tempi in cui vengono fuori queste rivelazioni, sono quanto meno sospetti.

Commenti

  1. Prospetti uno scenario terrificante. Neanch'io credo che Spatuzza si sia ravveduto. Penso e spero che parli semplicemente per avvantaggiarsi delle norme sui pentiti. Sarebbe terribile che la mafia dettasse l'agenda politica.

    RispondiElimina
  2. Non sarebbe la prima volta che la mafia tenti di dettare l'agenda politica di questo paese. Putroppo è la storia a dirlo.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Voterò SI perché mi fido dei Costituenti del '45

I sostenitori del NO alla riforma costituzionale sostengono che il Senato non elettivo limiterebbe quanto previsto dal secondo comma dell'art. 1 della Costituzione che recita: "La sovranità appartiene al popolo". Ciò che non dicono è che quel comma prosegue con un inciso: "che la esercita (la sovranità, ndr) nelle forme e nei limiti della Costituzione". Un'omissione non secondaria perché, invece, dà la misura precisa della lungimiranza dei padri Costituenti che avevano previsto la possibilità di una modifica nelle forme di esercizio della sovranità popolare. Se avessero voluto blindare la Carta fondamentale avrebbero scritto: "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita con voto proporzionale nell'elezione dei componenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica". Inoltre, non è un caso che i Costituenti hanno inserito le modalità di espressione della sovranità popolare nella seconda parte della Costituzione, quella susce…

Parigi: e se l'Isis non centrasse nulla?

Parigi. Ancora Parigi. E ancora un attentatore immigrato di seconda generazione, cioè nato e cresciuto in Europa. Al punto che diventa sempre più forte il dubbio che il terrorismo abbia origini e cause interne: la crisi economica, l'emarginazione delle periferie, la disoccupazione, la frustrazione dei giovani che non riescono a trovare una loro collocazione sociale e la conseguente delusione per le promesse di riscatto sociale tradite. L'Isis rivendica questi attentati per pura propaganda e gli esecutori materiali si servono dei riferimenti dell'integralismo islamico per darsi una veste identitaria. Ma non necessariamente l'Isis è il mandante. A meno che non si voglia a tutti i costi trovare un capro espiatorio esterno per i mali di una società che sono tutti interni. Finché non si prende atto che all'origine del terrorismo su suolo europeo c'è il fallimento delle politiche di integrazione, non si metteranno in campo le adeguate contromisure di contrasto. Ammes…

Il genocidio

A trentacinque anni di distanza credo valga la pena rileggere questo intervento che Pasolini tenne alla festa de l'Unità di Milano nel 1974 e pubblicato all'epoca da Rinascita. È di un'attualità impressionante. Si parla di genocidio dei valori, di crisi economica, di incapacità a distinguere "sviluppo" da "progresso" (quanto di più attuale quando tutti, anche a sinistra, ormai parlano solo di sviluppo e trascurano il progresso, tranne che nel dirsi progressisti a parole), del ritorno sinistro di valori propri della destra nazista.

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, Garzanti 1981, pag. 277.

Vorrete scusare qualche mia imprecisione o incertezza terminologica. La materia – si è premesso – non è letteraria, e disgrazia o fortuna vuole che io sia un letterato, e che perciò non possegga soprattutto linguisticamente i termini per trattarla. E ancora una premessa: ciò che dirò non è frutto di un'esperienza politica nel senso specifico, e per così dire prof…