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Il futuro del Popolo viola

Anche a Ferrara il "Popolo viola" sta cercando di darsi un'organizzazione grazie all'entusiasmo e all'impegno di alcuni giovani. Ho partecipato alla prima assemblea costitutiva giovedì scorso, 7 gennaio. La sensazione che ne ho ricavato è che dopo una prima spinta spontanea nata dalla rete ora si voglia dare un'organizzazione a questo movimento, ma la flessibilità, la spontaneità, la velocità propria del mondo di internet mal si adatta ad una trasposizione strutturata nel sociale. Lo straordinario successo della manifestazione di Roma deriva proprio da queste nuove modalità di comunicazione che funzionano se restano nel proprio ambito. Nel momento in cui si cerca di strutturarne l'esistenza al di fuori della rete il rischio inevitabile è di cadere in uno scimmiottamento delle strutture partitiche. Non certo per male fede, ma per un pizzico di ingenuità che deriva dall'entusiasmo di cui va dato merito a questi ragazzi di aver portato una ventata di ossigeno nel dibattito politico.

Il paradosso è che se da un lato si critica, giustamente, il sistema dei partiti, dall'altro si tende ad imitarne le forme organizzative oppure ad entrarvi "per cambiarli dall'interno". Una pura illusione. Sembra quasi che anche i giovani che non hanno vissuto la vita di partito, poi sentano l'esigenza di una struttura che somiglia molto a quella partitica. Ma la forza di questi ragazzi e di questo movimento, invece, sta proprio nell'aver individuato una nuova forma di socialità che parte dalla rete e si incontra nelle piazze e che alla rete dovrebbe ritornare. Se non si chiude questo ciclo, cioè se si parte dalla rete per poi strutturarsi al di fuori di essa, temo si crei un corto circuito che rischia di soffocare questo straordinario movimento. Come ho avuto modo di dire, l'impressione che ne ho ricavato è che si voglia, del tutto in buona fede, mettere le briglie ad un cavallo pazzo, ad una straordinaria forza della natura che si è espressa nella manifestazione di Roma, che si voglia incanalare questa energia in un solco già conosciuto, quando invece sarebbe ora di tentare nuove strade, nuove forme di socialità.

Anche alcuni rappresentanti dei partiti politici presenti all'assemblea si sono detti contrari ad una strutturazione del movimento, ma credo per ragioni diverse dalle mie. È evidente, infatti, che la nascita di un nuovo soggetto politico rappresenterebbe per essi un concorrente nell'arena del consenso che come si sa è una risorsa a somma zero. E del resto in questa frammentazione del panorama politico che si oppone a Berlusconi e al berlusconismo più che di nuovi soggetti c'è bisogno di un progetto politico che sappia parlare ai cittadini. Se i partiti esistenti sapranno dialogare con il popolo viola e accoglierne alcune delle istanze credo che sarebbe il servizio migliore che il movimento possa rendere al Paese nella costruzione di un'alternativa culturale, dunque più duratura, prima che politica al berlusconismo.

Si è detto che uno degli obiettivi del popolo viola è l'informazione che sarebbe negata dai mass media. In parte è vero che il controllo politico di giornali e Tv occulta i fatti, ma io credo che in realtà, grazie proprio alla rete, oggi più che mai ci siano moltissime fonti di informazione, anzi in alcuni casi credo ci sia una ridondanza di informazione che a volte nuoce al raggiungimento dell'obiettivo proprio per questo sovrappiù. Ciò che manca realmente non è l'informazione, ma la FORMAZIONE. Mi spiego. Se Berlusconi può insultare impunemente la Corte Costituzionale (cosa mai successa nella storia della Repubblica) è perché, purtroppo, la maggioranza dei cittadini non sa cosa sia e quali siano le funzioni della Suprema Corte. Berlusconi la insulta come insulta i giudici ordinari e per la maggioranza dei cittadini Corte Costituzionale e giudici ordinari pari sono. E non si tratta di ignoranza per mancanza di istruzione. Una recente ricerca pubblicata pochi giorni fa dimostra che vi è un analfabetismo di ritorno preoccupante anche tra i laureati. Ed è per questo che la riforma Gelmini della scuola è pericolosa, perché la scuola è l'agenzia dove dovrebbe formarsi il senso civico e critico dei cittadini del futuro. Se si mettono le mani all'istituzione preposta alla trasmissione del sapere è perché questo è funzionale ad un preciso disegno politico volto a tenere i cittadini in uno stato di inconsapevolezza delle regole e della storia di questo paese.

Provate a fare mente locale: nei servizi giornalistici a seguito degli attacchi di Berlusconi alla Corte Costituzionale, in quanti di essi si è spiegato cos'è e com'è composta la Suprema Corte? Nessuno, ma potrei essere smentito e sicuramente si conterebbero sulle dita di una mano.

Io credo che il popolo viola possa assolvere ad uno straordinario compito di rinascita del senso civico proprio partendo dalla difesa della Costituzione, delle regole della convivenza civile che il nostro paese si è dato nel 1945 spiegandone a tutti i suoi fondamenti, i suoi meccanismi di garanzia, il suo essere pilastro della democrazia. Ecco, questa è l'unica informazione che oggi serve e che diventa formazione a difesa della democrazia. È chiaro che si tratta di un lavoro di lunga lena, ma non ci sono scorciatoie.

Per essere coerente comincio io a riportare gli articoli della Costituzione che riguardano la Suprema Corte.

Art. 134

La Corte costituzionale giudica:

sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;

sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;

sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.

Art. 135

La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.

I giudici della Corte costituzionale sono scelti fra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio.

I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.

Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall'esercizio delle funzioni.

La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall'ufficio di giudice.

L'ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l'esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.

Nei giudizi d'accusa contro il Presidente della Repubblica intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l'eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.


 

Art. 136

Quando la Corte dichiara l'illegittimità costituzionale di una norma di legge o di un atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.

La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali.


 

Art. 137

Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie d'indipendenza dei giudici della Corte.

Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte.

Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.

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