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Riduzione delle tasse e morte della solidarietà

Dopo l'ennesima sparata di Berlusconi sulla riduzione delle tasse (di fatto solo per i redditi più alti) e della semplificazione del sistema tributario con la riduzione delle aliquote a solo due è utile ritornare ai principi della Costituzione, proprio quelli sanciti dalla prima parte nei principi fondamentali che lo stesso Schifani ha detto essere intoccabili.

Bene, tra questi articoli della prima parte della nostra Carta fondamentale vi è l'articolo 53. Il secondo comma dice che "il sistema tributario è informato a criteri di progressività". Ora, si fa fatica a pensare che due sole aliquote, al 23 e 33%, possano rispondere ai requisiti di progressività perché è evidente anche ad un bambino di quinta elementare che il 23% su un reddito mensile lordo di 1400-1500 euro ha un peso superiore, in termini di potere d'acquisto e di assicurazione di una vita dignitosa, ben superiore al 33% su un reddito mensile, mettiamo, di 5000 euro lordi, per non parlare dei redditi più alti. Allora il principio della progressività è seriamente messo in discussione e dunque con una legge ordinaria si svuoterebbe di sostanza il principio Costituzionale sancito dall'art. 53. Certo, si dirà, non è una novità che la Costituzione materiale si discosti da quella scritta dai padri Costituenti.

La cosa sconcertante in questo dibattito, poi spentosi per la retromarcia dello stesso presidente del consiglio e la minaccia di dimissioni di Tremonti, è che leader politici di opposizione, da Bersani a Ferrero passando per Di Pietro, e sindacalisti si siano soffermati esclusivamente sull'aspetto tecnico della vicenda, cioè sulla sua fattibilità e compatibilità o meno con i conti dello stato. Non c'è stato nessuno che, richiamandosi alla Costituzione, abbia detto in modo chiaro e semplice che pagare le tasse in proporzione al proprio reddito è un dovere civico ed un principio fondamentale di solidarietà tra i membri di una comunità. Evidentemente la solidarietà non va di moda, non crea consenso, non tira, come si direbbe oggi, purtroppo nemmeno più a sinistra. Quasi una sorta di pudore a dire chiaro e tondo che pagare le tasse serve per garantire a tutti, i primo luogo ai più deboli, condizioni di vita dignitose. E i più deboli sono garantiti proprio e solo sei i più forti economicamente si accollano una parte dei bisogni dei più sfortunati pagando le tasse che si traducono in una sanità pubblica per tutti (art. 32 comma 1 della Costituzione), in un'istruzione pubblica che consenta a tutti di poter accedere ad uguali possibilità di riscatto sciale, di essere garantiti in caso di perdita del lavoro dagli ammortizzatori sociali (art. 38).

Non è un caso che siano proprio i primi articoli della Carta Costituzionale, precisamente il 2 e 3, a richiamare e ribadire il concetto della solidarietà tra le classi sociali. Una collocazione così in alto nell'articolato, in apertura, si direbbe in termini giornalistici, di questi principi sta a significare quale fosse l'impronta che i Costituenti vollero dare alla Legge fondamentale, che è un'impronta solidaristica. Nell'art. 2 si dice espressamente che "La Repubblica… richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale". Non solo, ma l'art 3 al secondo comma dice che "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale…". E come si adempie a questo "compito" di rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale se non attingendo alle risorse finanziarie derivanti dalla progressività dell'imposizione fiscale? Il termine "compito" non è usato a caso, ma sta come sinonimo di un preciso dovere della Repubblica di tutela dei più deboli. I leader dell'opposizione e i rappresentanti sindacali, vogliono dirle in modo chiaro e nette queste cose? Oppure non fanno più parte del loro baglio culturale? Vogliamo riaffermare dei principi che siano veramente alternativi non a Berslusconi, di cui tra qualche anno si sarà persa la memoria, ma al berlusconismo che rischia, invece, di incidere più in profondità nel nostro Dna di comunità e di essere quindi più duraturo?


Di seguito ho voluto riportare quegli articoli della Costituzione proprio per ricordare che per fare tutte quelle cose previste nella Carta occorrono risorse, a meno che non si abbia un'idea di comunità, il che è evidente nell'idea berlusconiana (altro che partito dell'amore!), in cui i ricchi provvedono per sé e i poveri possono anche crepare. Un principio in voga negli USA fino all'altro ieri prima della riforma della sanità voluta da Obama che introduce un principio di civiltà nella più grande potenza del mondo e la avvicina alle democrazie dell'Europa occidentale che dal dopoguerra si sono date regole solidaristiche.


COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.


Art. 3, comma 2

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Art. 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.


Art. 32, comma 1

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.


Art. 34

La scuola è aperta a tutti.

L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.


Art. 38

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

L'assistenza privata è libera.


Art. 53

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

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