Passa ai contenuti principali

Magistrati senza prove che accusano le Ong


Continua la campagna diffamatoria di alcune procure nei confronti delle Ong impegnate nel salvataggio in mare di migranti. Ha cominciato il procuratore di Catania Zuccaro sparando nel mucchio delle Ong pur precisando di non avere prove, al pari di un avventore qualsiasi di bar dello sport. Ora è la volta del pm di Trapani Ambrogio Cartosio. Quest'ultimo, però, aggiusta il tiro. Dice che non sono le Ong in quanto tali a fare da taxi dei migranti quasi alla partenza, come aveva detto il collega catanese, ma sono solo alcune persone delle stesse associazioni ad essere informate prima della partenza dei barconi. E fin qui non si intravvede l'ombra di un reato. Infatti, in primo luogo, Cartosio non dice chi contatta chi dalle sponde della Libia le navi al largo. Non precisa scenari e ruoli. Fino a prova contraria sulle sponde libiche potrebbero esserci altri operatori umanitari che sì avvertono le navi, ma proprio per lo stesso fine umanitario, affinché i barconi non vadano alla deriva con perdita di vite umane. E allora? Dove sta il reato? Da quando, in secondo luogo, salvare una vita sapendo preventivamente del rischio che corre per la propria incolumità costituisce reato? Quale articolo del codice penale lo dice? Non è, invece, reato giusto il contrario, cioè l'omissione di soccorso di chi sapendo del pericolo non fa nulla per scongiurarlo?
Altro discorso è se sapendo preventivamente, le navi impegnate nel salvataggio non avvertano la capitaneria di porto come prevedono le norme. Ma anche questo punto, al momento, è tutto da chiarire. 
Occorrono date, episodi precisi, fatti concreti da contestare che al momento sembrano non esserci. E poi bisognerebbe sentire la versione della Guardia costiera, se risultano imbarcazioni di Ong approdate nei nostri porti senza il suo consenso. Versione alquanto inverosimile perché è difficile che qualche natante, non dico riesca ad approdare sulle nostre coste, ma nemmeno ad avvicinarsi. Se non altro perché sarebbero già scattate procedure penali precise e non aleatorie come è lo stato attuale delle inchieste.

Commenti

Post popolari in questo blog

Parigi: e se l'Isis non centrasse nulla?

Parigi. Ancora Parigi. E ancora un attentatore immigrato di seconda generazione, cioè nato e cresciuto in Europa. Al punto che diventa sempre più forte il dubbio che il terrorismo abbia origini e cause interne: la crisi economica, l'emarginazione delle periferie, la disoccupazione, la frustrazione dei giovani che non riescono a trovare una loro collocazione sociale e la conseguente delusione per le promesse di riscatto sociale tradite. L'Isis rivendica questi attentati per pura propaganda e gli esecutori materiali si servono dei riferimenti dell'integralismo islamico per darsi una veste identitaria. Ma non necessariamente l'Isis è il mandante. A meno che non si voglia a tutti i costi trovare un capro espiatorio esterno per i mali di una società che sono tutti interni. Finché non si prende atto che all'origine del terrorismo su suolo europeo c'è il fallimento delle politiche di integrazione, non si metteranno in campo le adeguate contromisure di contrasto. Ammes…

L'Italia che va a rotoli

L'Italia che va a rotoli è un paese in cui il senso del dovere di ciascuno e della tutela del bene comune è ridotto ai minimi termini. Controllori che sui treni non controllano non solo i biglietti, ma che passano oltre senza fare una piega se un ragazzotto mette le scarpe sul sedile difronte; vigili urbani che si girano dall'altra parte passando oltre un'auto parcheggiata in doppia fila; treni che fanno viaggiare i pendolari in condizioni disumane; cittadini che insozzano strade e giardini e che non si curano di pulire il marciapiedi davanti la soglia della propria casa perché è il Comune che se ne deve occupare. Tranne poi lamentarsi della mancanza di regole e invocare il pugno duro, ma sempre contro gli altri. Non cito nemmeno il caso dei piromani perché lì il senso civico, ovviamente, non c'entra nulla, nel senso che a muovere la mano sono interessi criminali precisi che col civismo c'entrano come i cavoli a merenda. Ho fatto un viaggio di  cinque ore, cambiando …

Alitalia non è strategica per il paese

Non credo ci siano i presupposti per una nazionalizzazione di Alitalia. Le compagnie aeree non sono più strategiche per un paese con l'apertura della concorrenza. Lo sono le infrastrutture, gli aeroporti (non certo i singoli vettori), la rete ferroviaria, l'intermodalità treno-nave per le merci, e quindi i porti, le autostrade, e ora, sempre più, le dorsali telematiche, la fibra ottica, l'industria e la ricerca informatica, l'hi-tech, l'industria metallurgica. Non conta più chi trasporta, ma chi gestisce la logistica. Questi, sono convinto, siano sempre più gli asset strategici per la competitività di un paese, non una singola compagnia aerea in un'era in cui l'offerta di trasporto è cresciuta esponenzialmente con compagnie di volo affidabili a costi di molto più concorrenziali rispetto ad Alitalia, anche dal punto di vista dell'offerta qualitativa. Da anni Alitalia non era più competitiva, proprio per i costi che era costretta a sostenere per una prolif…