Passa ai contenuti principali

Perchè si lasciano entrare tanti immigrati?


Questa è la domanda che molti si pongono a volte con un tono insinuante come ad immaginare chissà quali retroscena, quali interessi perversi di alcune categorie come le coop che gestiscono i centri di accoglienza.
La risposta, al netto del dovere di accoglienza per ragioni umanitarie, è molto più semplice e complessa allo stesso tempo: questo sistema di produzione capitalistico ha bisogno di un nuovo esercito di riserva a basso costo e a diritti ridotti. Dunque, con l'immigrazione si sta in realtà producendo una nuova lotta di classe del capitale contro il lavoro, con il capitale che usa i poveri contro altri poveri per sconfiggere definitivamente ogni idea di solidarietà tra i lavoratori e la possibilità di dare una forma organizzativa a questa solidarietà attraverso sindacati o partiti pro labour. Il capitale ha bisogno di spezzare ogni resistenza per spremere dalla forza lavoro utili sempre più alti e ciò lo si ottiene con bassi salari e bassi diritti. 
Non è un caso, dunque, che istintivamente, a sentirsi minacciate siano le classi sociali più deboli e non è un caso che la destra xenofoba cavalchi questo malessere in un crescendo sempre più pericoloso.
Ecco, quando ci chiediamo perché li si fa entrare pensiamo che a qualcuno presto o tardi questo esercito di riserva farà comodo e non sono certo coloro che gestiscono i centri di accoglienza.

Commenti

Post popolari in questo blog

15 novembre 1943 la strage fascista a Ferrara

Il 15 novembre 1943 una rappresaglia fascista compì una strage, nota come strage del Castello Estense, a seguito dell'assassinio del federale Iginio Ghisellini attribuendo l'omicidio agli antifascisti. La storia ha poi accertato che si trattò di un regolamento di conti interno ai repubblichini. Dopo la liberazione quello che era Corso Roma divenne Corso Martiri della Libertà.




"La mostra sospesa" dal golpe di Pinochet ora a #Bologna

México. "La mostra sospesa". Si intitola così perché doveva essere inaugurata il 13 settembre 1973 a Santiago del Cile. Due giorni prima il generale Pinochet e la sua marmaglia attuarono il colpo di stato che portò alla morte Salvador Allende e la democrazia cilena. Da allora le opere oggi in mostra a Bologna a #PalazzoFava (fino al 18 febbraio prossimo), dopo essere state impacchettate in fretta e furia e rispedite in Messico da dove provenivano, non sono mai più uscite. Si tratta, dunque, di una prima assoluta in Europa. A palazzo Fava sono esposte opere di Orozco, Rivera e Siqueiros, tre dei più importanti muralisti messicani. Non vi parlerò della mostra né delle opere esposte perché non sono un critico d'arte, non è il mio mestiere. Di certo posso dire che ci sono opere di una potenza espressiva straordinaria per le emozioni che suscitano. Di una, in particolare, vorrei parlare: "Cristo distrugge la croce" (nella foto), del 1943, di Orozco. Un Cristo sceso…

Il genocidio

A trentacinque anni di distanza credo valga la pena rileggere questo intervento che Pasolini tenne alla festa de l'Unità di Milano nel 1974 e pubblicato all'epoca da Rinascita. È di un'attualità impressionante. Si parla di genocidio dei valori, di crisi economica, di incapacità a distinguere "sviluppo" da "progresso" (quanto di più attuale quando tutti, anche a sinistra, ormai parlano solo di sviluppo e trascurano il progresso, tranne che nel dirsi progressisti a parole), del ritorno sinistro di valori propri della destra nazista.

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, Garzanti 1981, pag. 277.

Vorrete scusare qualche mia imprecisione o incertezza terminologica. La materia – si è premesso – non è letteraria, e disgrazia o fortuna vuole che io sia un letterato, e che perciò non possegga soprattutto linguisticamente i termini per trattarla. E ancora una premessa: ciò che dirò non è frutto di un'esperienza politica nel senso specifico, e per così dire prof…