Passa ai contenuti principali

L'Italia che va a rotoli

L'Italia che va a rotoli è un paese in cui il senso del dovere di ciascuno e della tutela del bene comune è ridotto ai minimi termini. Controllori che sui treni non controllano non solo i biglietti, ma che passano oltre senza fare una piega se un ragazzotto mette le scarpe sul sedile difronte; vigili urbani che si girano dall'altra parte passando oltre un'auto parcheggiata in doppia fila; treni che fanno viaggiare i pendolari in condizioni disumane; cittadini che insozzano strade e giardini e che non si curano di pulire il marciapiedi davanti la soglia della propria casa perché è il Comune che se ne deve occupare. Tranne poi lamentarsi della mancanza di regole e invocare il pugno duro, ma sempre contro gli altri.
Non cito nemmeno il caso dei piromani perché lì il senso civico, ovviamente, non c'entra nulla, nel senso che a muovere la mano sono interessi criminali precisi che col civismo c'entrano come i cavoli a merenda.
Ho fatto un viaggio di  cinque ore, cambiando quattro treni, attraversando in orizzontale un pezzo d'Italia del nord e nessuno che sia mai passato a controllare i biglietti. Avrei potuto non fare il biglietto. Se beccato avrei potuto dire di essere salito alla stazione precedente. Con un rapido calcolo delle probabilità avrei comunque risparmiato nonostante la sanzione. Certo, la carenza cronica di personale dopo pesanti tagli delle FS, il periodo di ferie che riduce ulteriormente il personale viaggiante sono l'alleato migliore di tanti "portoghesi" e di incivili che allungano le gambe con le scarpe sul sedile difronte. Ma così non si può continuare. Non vedo perché io debba pagare il biglietto e qualcun altro no. Perché debba poi subire il taglio dei servizi a causa di quelle stesse persone che non pagano per l'uso di un servizio pubblico. Perché poi mi debba sedere su un sedile dove qualcuno ci ha messo le scarpe. 
Sul fenomeno dei "portoghesi", la soluzione trovata alla stazione di Firenze credo possa essere presa a modello. A Firenze per accedere ai binari bisogna mostrare il biglietto al personale. Allora, perché non installare dei tornelli in tutte le stazioni che impediscano l'accesso ai treni a chi è sprovvisto di ticket? Non ci sono più alibi. Anche nelle piccole stazioni impresenziate questo è possibile. Le macchinette self service emettono biglietti con codice QR che può essere decifrato da un lettore ottico che potrebbe dare il comando di apertura per accedere ai binari. Per chi ha il biglietto elettronico basterebbe digitare il codice riportato sul ticket. Oppure, semplicemente, basterebbe che l'obliteratrice (termine orrendo) fosse collegata all'apertura del tornello. Manca il personale viaggiante? Bene, o si fanno delle assunzioni massicce, cosa auspicabile, ma non credo realizzabile dopo la cura dimagrante attuata, oppure si ricorra alla tecnologia disponibile, si faccia un investimento per assicurare gli introiti e la continuità del servizio. Ma non è più tollerabile che ci sia chi pensa di poter viaggiare senza pagare a danno della collettività.
C'è un disprezzo generalizzato delle cose comuni insieme ad una noncuranza di chi deve controllare e non lo fa. Un mix pericolosissimo. E' un paese, questo, che si sta avviando verso una china pericolosa. Un paese che rischia di accarezzare nostalgie autoritarie. Prendete il caso della spiaggia di Chioggia. Frequentatissima. Sono pronto a scommettere che gli avventori non siano tutti fascisti e/o nostalgici del regime. A parte il reato di apologia che deve essere sanzionato, il gestore nel suo delirio fascistoide, probabilmente a corto di strumenti culturali altri, ciò che ha messo in evidenza con il suo comportamento è che esiste tutto un mondo di persone ormai insofferenti alla mancanza di regole, o meglio, insofferenti al fatto che chi deve svolgere il proprio dovere per farle rispettare non lo fa. Sono quelle stesse persone che potrebbero accarezzare l'idea di un uomo forte al comando. E non sono tutte fasciste. E' quell'uomo medio, quella maggioranza silenziosa, quella brace che cova sotto la cenere, quella pentola che borbotta pronta ad esplodere. Prima ce ne rendiamo conto, e corriamo ai ripari, ognuno facendo il proprio dovere nel ruolo che riveste, ma anche come semplice cittadino, meglio è per tutti.

Commenti

Post popolari in questo blog

Perché Totti ha commosso

La lettera di addio al calcio giocato letta ieri in uno stadio gremito dal capitano della Roma, Francesco Totti, ha travalicato i confini non solo dell'Olimpico, ma del paese, ha coinvolto anche chi, come me, ha un approccio laico al calcio non essendo un tifoso, ha conquistato le prime pagine dei più importanti quotidiani del mondo. Un fenomeno che non è solo sportivo, ma sociologico che merita una riflessione. Totti ha commosso. Dentro e fuori lo stadio. E questo è un fatto. Ha commosso non perché sia stato la bandiera di una squadra di calcio, perché allora l'emozione avrebbe coinvolto solo i tifosi romani, ma perché, dal mio punto di vista, in un mondo di precarietà, di incertezza, di instabilità, di infedeltà, del primato dell'economia sui sentimenti di appartenenza, Totti ha rappresentato l'esatto contrario per un quarto di secolo. E' rimasto fedele ad una maglia, ha rifiutato ingaggi allettanti, ha scelto di appartenere alla sua Roma, alla sua città. Anche qu…

Magistrati senza prove che accusano le Ong

Continua la campagna diffamatoria di alcune procure nei confronti delle Ong impegnate nel salvataggio in mare di migranti. Ha cominciato il procuratore di Catania Zuccaro sparando nel mucchio delle Ong pur precisando di non avere prove, al pari di un avventore qualsiasi di bar dello sport. Ora è la volta del pm di Trapani Ambrogio Cartosio. Quest'ultimo, però, aggiusta il tiro. Dice che non sono le Ong in quanto tali a fare da taxi dei migranti quasi alla partenza, come aveva detto il collega catanese, ma sono solo alcune persone delle stesse associazioni ad essere informate prima della partenza dei barconi. E fin qui non si intravvede l'ombra di un reato. Infatti, in primo luogo, Cartosio non dice chi contatta chi dalle sponde della Libia le navi al largo. Non precisa scenari e ruoli. Fino a prova contraria sulle sponde libiche potrebbero esserci altri operatori umanitari che sì avvertono le navi, ma proprio per lo stesso fine umanitario, affinché i barconi non vadano alla de…