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Taranto, la città della diossina


Quelli che seguono sono alcuni brani tratti dal libro di Carlo Vulpio, La città delle nuvole, Verdenero edizioni che merita di essere letto nella sua interezza e articolazione di ragionamento. I brani estratti sono soprattutto dati. Rimando il lettore al libro per cogliere gli aspetti più drammatici della storia recente di Taranto.
Perché parlare di una città come Taranto, oggi? Perché Taranto è la città più inquinata d'Europa e con un tasso di neoplasie tra i più alti dell'intero continente. Eppure nessuno ne parla, mentre dovrebbe diventare un caso nazionale. Invece, i giornali preferiscono occuparsi prevalentemente delle mutande del premier e titolano a caratteri cubitali sul bunga bunga, sulle escort, sul sesso mercenario del presidente del consiglio. Tutti. Di destra, di sinistra e di centro costringendo persino gli organi di stampa del Vaticano a trattare dell'argomento. Intanto, nei polmoni dei bambini di 11 anni si trovano tracce da fumatore incallito, le leucemie non si contano più, i tumori nemmeno. La diossina è entrata nella catena alimentare e a nulla vale l'abbattimento di migliaia di capi di bestiame. È la terra ad essere contaminata, l'aria. L'erba che mangiavano le pecore e le capre. E la loro carne che hanno mangiato gli umani e il loro latte che hanno bevuto e gli squisiti formaggi che da esso derivavano. Anche nelle cozze è stata trovata la diossina. E allora facciamo parlare Vulpio.


"…dodici milioni di tonnellate di acciaio prodotte ogni anno… tredicimila dipendenti del centro siderurgico Ilva.
A Taranto, ognuno dei decentodiecimila abitanti, ogni anno, respira 2,7 tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica.
Qui si produce il 92 per cento della diossina italiana e l'8,8 per cento di quella europea. Qui, negli ultimi dieci anni, i tumori sono aumentati del 3 per cento.
La diossina si accumula nel tempo e a Taranto ce n'è per quasi 9 chili, il triplo di Seveso… a Taranto ci sono altre cinque sostanze cancerogene e teratogene a livelli altissimi – benzopirene, policorobifenili, mercurio, arsenico, piombo, benzene, e idrocarburi policiclici aromatici".
Per la diossina (ndr) "Il limite europeo è di 0,4 nanogrammi per metro cubo. Quello italiano, di 100 nanogrammi.
Nel 2007, l'Ilva ha realizzato utili per 878 milioni, 182 milioni in più dell'anno prima e il doppio del 2005.
Nell'aria di Taranto ne finiscono circa 200 grammi l'anno (di diossina, ndr), una quantità enorme.
Sette allevamenti sono stati azzerati.
… milleduecento pecore e capre da abbattere.
Il 98 per cento della diossina, infatti, si assorbe per via alimentare, soltanto il 2 per cento per via respiratoria.
480 casi su centomila abitanti (di tumori ematologici, ndr).
Nei primi anni Novanta, mentre all'estero le acciaierie si dotano di propri laboratori per misurare la diossina, in Italia, che pure ha avuto Seveso, e a Taranto, che pure ha l'acciaieria più grande d'Europa, si stenta a misurare persino il biossido di carbonio e addirittura, come vedremo, si falsificano i risultati di quei pochi rilievi che si riescono a fare.
… a causa dei fumi e delle polveri killer dell'Ilva e delle altre industrie, i morti per neoplasie a Taranto, dal 1971 al 1990, erano passati da 284 a 454… Per neoplasie polmonari, invece, … il numero dei morti ogni centomila abitanti, nello stesso periodo, era passato da 59 a 137.
… Taranto e … l'Ilva… con 10,5 milioni di tonnellate di biossido di carbonio vomitate nell'aria ogni anno e 7 chili annui di polveri pro capite è il secondo 'grande inquinatore' italiano. Il primo, per CO2, è la centrale Enel di Brindisi-Cerano, con 15,8 milioni di tonnellate, e il terzo la centrale termoelettrica di Taranto, con 9 milioni.
È una torre alta duecentoventi metri. È la ciminiera più alta di Taranto e sputa tre milioni di metri cubi di fumi e polveri ogni ora.
L'Ilva… che occupa un'area di ben 1500 ettari, dal 1993 fino al 2007 deve al Comune… 31 milioni e 505 mila euro (di Ici, ndr). La Edison, 33 milioni e 312 mila euro. Mentre la raffineria Eni deve la bellezza di 105 milioni e 849 mila euro. Ci sarebbe anche la Cementir, ma il suo debito di un milione e 493 mila euro sembra, rispetto agli altri, solo una multa un po' più salata.
Per ipa (idrocarburi policiclici aromatici, ndr), biossido di carbonio e diossina Taranto, o meglio, il quartiere Tamburi, sta peggio di Hong Kong e di San Paolo, di Santiago del Cile e di Los Angeles, di Chicago e di Housten, di Atene, della belga Menen e dell'australiana Brisbane.
Se la polvere potesse parlare. Montagne di polveri diverse, lunghe almeno un chilometro e alte anche venti metri. Tutte dentro l'Ilva. 66 ettari di polveri, divisi in otto zone. Dalla zona numero uno alla numero quattro: deposito del materiale fossile, impiegato nella produzione del coke, con uno stoccaggio medio giornaliero di 500 mila tonnellate. Dalla numero cinque alla numero otto: deposito di materia prima minerale fine o grossolana, impiegata rispettivamente nel processo di agglomerazione o negli altiforni, per la produzione della ghisa o di altre leghe, con uno stoccaggio medio giornaliero di un milione e 200 mila tonnellate. Materie prime che vengono vagliate, frantumate, trasportate. E polveri che si volatilizzano e si disperdono, e poi si posano dovunque. Vicino allo stabilimento, ma anche lontano. Masse gigantesche di polveri minerali che sono vere e proprie discariche a cielo aperto e che pudicamente, soavemente, sono state chiamate parchi minerali. Parchi. Un nome 'ecologico' che hanno mantenuto fino a oggi. Nel processo del 1982, i consulenti del giudice avevano calcolato che gli impianti di agglomerazione che lavoravano la materia prima emettevano ogni giorno, in media, circa 31 tonnellate di polveri e 40 tonnellate di biossido di zolfo. Mentre la continua movimentazione dei circa 20 milioni di tonnellate di 'materiale' e i venti facevano il resto: ogni anno sversavano nell'aria non meno di 100 milioni di tonnellate di polveri.
… In questo processo (del 2004, ndr), i consulenti del pubblico ministero calcolano che nel quartiere Tamburi si depositano, ogni anno, tra i 100 e i 200 grammi di polveri per metro quadrato.
A Vendola viene chiesto (da parte delle associazioni, ndr): a) se ritiene che qualcuno abbia responsabilità per i controlli del passato; b) se ha mai avviato un'indagine interna; c) se il dirigente regionale del settore Ecologia, Luca Limongelli (un pluriindagato per vicende legate alla sua funzione e promosso da Vendola), gli ha segnalato (e quando, con quali atti), la questione diossina; d) se intende elaborare una legge regionale che abbassi i limiti della diossina, con quali valori limite ed entro quali scadenze; e) se conosceva l'emergenza diossina a Taranto prima che diventasse governatore; f) per quali motivi nella sua esperienza di governatore ha avuto rapporti ' non facili' con alcuni movimenti che hanno promosso le mobilitazioni ambientali a Taranto; g) se ritiene di aver promosso un sufficiente ascolto della società civile tarantina.
La Regione Puglia, ormai messa all'angolo, il 19 dicembre 2008 ha dovuto approvare una legge regionale. Questa legge prevede il limite europeo di 0,4 nanogrammi per metro cubo a partire dal 31 dicembre 2010 e l'abbattimento delle emissioni a 2,5 nanogrammi a partire dal 1° aprile 2009. Ma è più corretto dire che questa legge 'prevedeva' questi obiettivi. In realtà, non si fa in tempo ad approvarla che già a febbraio 2009, a Palazzo Chigi, Ilva, governo e Regione Puglia firmano un protocollo d'intesa (l'ennesimo) per 'ritoccare' la legge appena approvata. In pratica, il protocollo impegna la Regione Puglia a modificare, entro il 31 marzo 2009, la legge sui limiti di diossina. E senza alcun ritardo burocratico, senza alcun intoppo politico, con una capacità decisionale questa sì da paese europeo avanzato, la Regione Puglia esegue. E fa una cosa per la quale passerà agli annali. Emana un atto, in sostanza un'altra legge, di <<interpretazione autentica>> della precedente legge. La Regione cioè 'interpreta' con una nuova legge la legge che lei stessa ha scritto e approvato tre mesi prima. Ma 'come' cambia la legge, tre mesi prima sbandierata come una conquista, una novità, un esempio, una nuova frontiera eccetera? Nella maniera più 'italiana' possibile. Svuotandola di contenuto, ma dando a vedere che tutto è rimasto tale e quale. È vero infatti che resta il limite europeo di 0,4 a partire dal 31 dicembre 2010 (e ci mancherebbe). Ma è anche vero che l'abbattimento a 2,5 nanogrammi slitta dal 1° aprile al 30 giugno 2009 (salvo ulteriori 'emergenze'). E che, soprattutto, i controlli non saranno 'in continuo', ma svolti in tre fasi ogni anno. A settimane alterne. E solo per le otto ore diurne. Arrivederci, Taranto.
… se i fumi dell'ordinaria combustione venissero diluiti aggiungendo aria, risulterebbe una maggiore percentuale di ossigeno, che falserebbe i valori della diossina riscontrati. E questo è proprio ciò che consente di fare la procedura concordata dell'ultimo protocollo di Palazzo Chigi.

Commenti

  1. è un film dell'orrore, uno scenario apocalittico. Già sapevamo tutto, ma leggere i numeri è un pugno nello stomaco! Ma Vendola, perchè si presta a coprire questa vergogna? Per preservare poche centinaia di posti di lavoro? O c'è dell'altro?

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