Passa ai contenuti principali

Chi si astiene è complice

Un'aula deserta

Chi si astiene dal recarsi a votare è complice di questo sistema politico. Il ragionamento è molto semplice, tanto più con l'Italicum.
Le percentuali dei voti validi ottenuti dai partiti o dalle coalizioni si calcolano, come sa anche un bambino, ma evidentemente non tanti adulti con diritto di voto, sul numero dei votanti. Più si alza la soglia degli astenuti più bassa sarà l'asticella, in termini di voti validi, per raggiungere il premio di maggioranza. Siccome quelli molto convinti, le consorterie di varia natura, gli amici degli amici, andranno a votare sceglieranno un personale politico che gli corrisponde. Dunque si presume che resteranno a casa coloro che hanno molte ragioni per criticare il sistema politico, ma che non appartengono a nessuna delle categorie di cui sopra. Di conseguenza è proprio chi si astiene che favorisce questo sistema politico. Infatti, astenersi se è un diritto, lo è anche recarsi alle urne dove ciascun elettore ha diverse opzioni: esprimere un voto valido, annullare la scheda, votare scheda bianca. Recandosi alle urne, e magari votando scheda bianca, si rende la vita più difficile a chi vuole vincere facile perché si farà in modo di alzare quell'asticella di cui sopra.
E allora, bando alle ciance: chi si astiene è complice e non ha diritto di criticare!

Commenti

Post popolari in questo blog

Parigi: e se l'Isis non centrasse nulla?

Parigi. Ancora Parigi. E ancora un attentatore immigrato di seconda generazione, cioè nato e cresciuto in Europa. Al punto che diventa sempre più forte il dubbio che il terrorismo abbia origini e cause interne: la crisi economica, l'emarginazione delle periferie, la disoccupazione, la frustrazione dei giovani che non riescono a trovare una loro collocazione sociale e la conseguente delusione per le promesse di riscatto sociale tradite. L'Isis rivendica questi attentati per pura propaganda e gli esecutori materiali si servono dei riferimenti dell'integralismo islamico per darsi una veste identitaria. Ma non necessariamente l'Isis è il mandante. A meno che non si voglia a tutti i costi trovare un capro espiatorio esterno per i mali di una società che sono tutti interni. Finché non si prende atto che all'origine del terrorismo su suolo europeo c'è il fallimento delle politiche di integrazione, non si metteranno in campo le adeguate contromisure di contrasto. Ammes…

L'Italia che va a rotoli

L'Italia che va a rotoli è un paese in cui il senso del dovere di ciascuno e della tutela del bene comune è ridotto ai minimi termini. Controllori che sui treni non controllano non solo i biglietti, ma che passano oltre senza fare una piega se un ragazzotto mette le scarpe sul sedile difronte; vigili urbani che si girano dall'altra parte passando oltre un'auto parcheggiata in doppia fila; treni che fanno viaggiare i pendolari in condizioni disumane; cittadini che insozzano strade e giardini e che non si curano di pulire il marciapiedi davanti la soglia della propria casa perché è il Comune che se ne deve occupare. Tranne poi lamentarsi della mancanza di regole e invocare il pugno duro, ma sempre contro gli altri. Non cito nemmeno il caso dei piromani perché lì il senso civico, ovviamente, non c'entra nulla, nel senso che a muovere la mano sono interessi criminali precisi che col civismo c'entrano come i cavoli a merenda. Ho fatto un viaggio di  cinque ore, cambiando …

Il genocidio

A trentacinque anni di distanza credo valga la pena rileggere questo intervento che Pasolini tenne alla festa de l'Unità di Milano nel 1974 e pubblicato all'epoca da Rinascita. È di un'attualità impressionante. Si parla di genocidio dei valori, di crisi economica, di incapacità a distinguere "sviluppo" da "progresso" (quanto di più attuale quando tutti, anche a sinistra, ormai parlano solo di sviluppo e trascurano il progresso, tranne che nel dirsi progressisti a parole), del ritorno sinistro di valori propri della destra nazista.

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, Garzanti 1981, pag. 277.

Vorrete scusare qualche mia imprecisione o incertezza terminologica. La materia – si è premesso – non è letteraria, e disgrazia o fortuna vuole che io sia un letterato, e che perciò non possegga soprattutto linguisticamente i termini per trattarla. E ancora una premessa: ciò che dirò non è frutto di un'esperienza politica nel senso specifico, e per così dire prof…