Pubblicato da ferraraitalia.it il 13 agosto 2018 Dodici braccianti africani schiavizzati nelle nostre campagne muoiono su una strada in un terribile incidente e la risposta che tutti ci attendevamo, per lo meno io mi attendevo, era di una massiccia, imponente manifestazione unitaria. Per dire no allo sfruttamento, no al nuovo schiavismo, no al caporalato mafioso. Invece, no. Questi uomini vivono separati dal resto del mondo nel ghetto di Rignano vicino S. Severo, terra di mafia, per altro, muoiono soli e manifestano da soli. Due distinte manifestazioni di cui non si è capita la motivazione. Una alla mattina, alle otto e trenta organizzata dall’Usb. Coprendo a piedi la distanza che separa il loro ghetto dal centro di Foggia. L’altra al pomeriggio, simbolicamente ad un’ora più comoda, meno soleggiata, alle 18.30, organizzata dalle tre confederazioni sindacali. Ancora una volta separati e divisi. Nella terra che fu di Giuseppe Di Vittorio, storico leader della Cgil, bracciante anch’es...