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Reddito di cittadinanza? No, grazie! Meglio un lavoro

"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro". In quella virgola del primo comma dell'art. 1 della Costituzione sta tutto il rafforzativo del fondamento della nostra Repubblica. Perché solo il lavoro dà dignità alle persone ed è il fondamento della loro libertà e quindi della democrazia. Non è, dunque, un caso che sia il lavoro il fondamento della Repubblica e non il reddito di cittadinanza, di cui tanto si parla e di cui molti ne fanno un uso propagandistico e demagogico. A meno che un reddito di cittadinanza non serva a realizzare in pieno un'effettiva cittadinanza in cui i cittadini si sentano responsabili del bene comune. Ciò significa che chi lo riceve dovrà dare in cambio un corrispondente ed equo numero di ore al servizio del bene collettivo (ad es. su un reddito di cittadinanza di 500 euro nette le ore da prestare non devono essere più di 13 settimanali), e tutti sappiamo quanto bisogno c'è nelle città di lavori di piccola manute...

A Marco Pantani, che solo un complotto poteva fermarlo

Oggi è uscita la notizia di una intercettazione telefonica di elementi della camorra che avevano puntato ingenti somme sull'uscita di scena di Pantani dal giro d'Italia del 1999 facendolo risultare positivo al doping. Chi credeva nel Pirata ha sempre saputo, pur non avendo le prove (fino ad oggi) che qualcuno lo voleva fermare. Ripropongo oggi un mio articolo di diciotto anni fa. Ciao Campione! Rocca, n. 18, 15 settembre 1998 Vuoi la bicicletta? Pedala "Gli eroi moderni", era il titolo di copertina del n. 14 di Rocca. Titolo quanto mai attuale dopo che Marco Pantani ha vinto giro d'Italia e tour del France, come fece Fausto Coppi prima nel '49 e poi nel '52. Era da allora che un italiano non vinceva le due classiche nello stesso anno. "Il Pirata", come è stato ribattezzato il ciclista di Cesenatico, è sì un eroe moderno, ma che, fino a prova del contrario, ha vinto all'antica in uno sport in cui la tecnologia ha aggiunto poco ad ...

Stepchild adoption, tra ideologia e fatti concreti

Lo confesso: ho delle perplessità sull'adozione del figlio del partner per le coppie omosessuali. Cerco di spiegarmi. Se una persona ad un certo punto della propria vita prende consapevolezza della sua inclinazione sessuale, penso abbia messo in conto e ben ponderato il fatto che non potrà avere una prole propria, non potrà riprodursi. Avrà fatto una scelta dolorosa, certo, ma consapevole che questa strada gli è preclusa. Per lo meno in modo naturale. A meno che, appunto, non si ricorra a degli artifici oppure all'adozione di bambini resi adottabili dalla legge. Per restare al primo punto sugli artifici, in modo particolare per le coppie formate da due uomini, che volessero un figlio biologicamente proprio, si tratta di ricorrere evidentemente ad un utero in affitto. E qui si aprono degli indubbi problemi etici. Il primo è che potranno accedere a questo "diritto" solo quelle coppie benestanti che possono pagare una donna che porti in grembo un bambino per nove ...
Il 13 dicembre 1988 scoppia il “caso Fiat” grazie alla pubblicazione delle notizie della violazione dei diritti sindacali e dei lavoratori all’Alfa di Arese da parte della Fiat divenuta proprietaria del famoso marchio automobilistico. A darne per primi la notizia furono “il manifesto” e “l’Unità”. Nel mondo ancora per poco diviso in blocchi, un’altra guerra fredda si consuma dietro i cancelli della più grande e importante fabbrica italiana. Meno di un anno dopo, il 9 novembre 1989, infatti, iniziò l’abbattimento fisico della cortina di ferro che divideva l’Europa. Ma la guerra fredda dentro i cancelli delle fabbriche non è mai terminata. “Rappresentanza sindacale, rappresentanza politica e tutela del bene comune. Cgil e Pci nella Fiat degli anni ‘80”, edito da Festina Lente Edizioni ricostruisce i fatti di ventisette anni fa per offrire una chiave di lettura ancora attuale dei conflitti nei luoghi di lavoro. La ricostruzione di quei fatti alla Fiat offre uno spaccato concreto di ...
Walter Molinaro è un operaio di quinto livello al reparto innovazione del Portello. Laureando in architettura, fa richiesta per l’avanzamento di carriera nel ruolo di designer. Dopo vari colloqui con i responsabili dell’azienda, il 18 novembre 1988 incontra il direttore del personale degli enti tecnici il quale esplicita meglio quanto già gli altri, nei precedenti colloqui, avevano sostenuto: la tessera sindacale è “un limite oggettivo”. Per di più Molinaro è anche segretario della sezione aziendale del Pci. Una lucida e documentata analisi dei rapporti tra la maggiore azienda privata italiana e le rappresentanze sindacali e delle organizzazioni sindacali e i partiti politici attraverso la ricostruzione delle vicende che animarono quello che dai giornali dell’epoca fu definito il “caso Fiat”. http://www.festinalentestore.it/index.php?option=com_virtuemart&view=productdetails&virtuemart_product_id=104&virtuemart_category_id=23&Itemid=9999

La nostra ambigua Sinistra avulsa dalla realtà

Articolo apparso su www.ferraraitalia.it il 23 gennaio 2016 Esiste la sinistra italiana? Possibile? Forse in un’altra/Europa. Qui in Italia non risulta pervenuta. La vediamo sui giornali, in televisione nei talk show, sulle riviste patinate, ma non lì dove dovrebbe essere. Davanti le fabbriche, sempre più numerose quelle che chiudono, davanti gli uffici, le scuole, tra i senza tetto, i senza lavoro, i giovani. E se c’è è solo per le foto di rito. Sentiamo il suo vociare, i suoi comunicati stampa, sentiamo le dichiarazioni sempre contro qualcosa, la sentiamo, molto, perché è una sinistra ciarliera, e cialtrona. Eppure in Grecia e Spagna la sinistra avanza, stravince, perché non qui? Perché la sinistra o sa coniugare gli ideali con la prassi quotidiana oppure non è. Syriza in Grecia ha trionfato perché in questo ultimo decennio di crisi economica cha ha gettato letteralmente nella fame ampie fasce della popolazione ellenica, quel partito ha saputo stare concretamente accanto alle per...

Libertà uguaglianza fraternità, hanno fallito?

Siccome è accertato che i terroristi che hanno colpito la Francia non sono venuti dall'esterno, chiediamoci perché dei giovani nati e cresciuti in Europa, che hanno frequentato le nostre scuole, hanno frequentato i nostri figli, hanno visto forse gli stessi film e ascoltato la stessa musica ad un certo punto decidono di rifiutare i valori del paese dove sono cresciuti? Quale disillusione così forte può spingerli a tanto orrore? Perché ad un certo punto trovano più accattivanti e più coerenti i proclami oltranzisti dell'integralismo islamico? Dove abbiamo fallito nel processo di integrazione culturale e sociale?Quanto il disagio sociale delle banlieau parigine si è saldato con l'integralismo? Allora vuol dire che non abbiamo saputo riempire di contenuti i valori di uguaglianza fraternità e libertà. Questo sangue innocente può essere concime per una riflessione non sugli altri, ma su noi stessi e sul mondo che noi vogliamo.