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"La mostra sospesa" dal golpe di Pinochet ora a #Bologna

México. "La mostra sospesa". Si intitola così perché doveva essere inaugurata il 13 settembre 1973 a Santiago del Cile. Due giorni prima il generale Pinochet e la sua marmaglia attuarono il colpo di stato che portò alla morte Salvador Allende e la democrazia cilena. Da allora le opere oggi in mostra a Bologna a #PalazzoFava (fino al 18 febbraio prossimo), dopo essere state impacchettate in fretta e furia e rispedite in Messico da dove provenivano, non sono mai più uscite. Si tratta, dunque, di una prima assoluta in Europa. A palazzo Fava sono esposte opere di Orozco, Rivera e Siqueiros, tre dei più importanti muralisti messicani.
Non vi parlerò della mostra né delle opere esposte perché non sono un critico d'arte, non è il mio mestiere. Di certo posso dire che ci sono opere di una potenza espressiva straordinaria per le emozioni che suscitano. Di una, in particolare, vorrei parlare: "Cristo distrugge la croce" (nella foto), del 1943, di Orozco. Un Cristo sceso dalla croce, deposta la corona di spine (in un angolo a destra del quadro), impugna un'ascia enorme, sproporzionata rispetto al corpo, quasi a sottolineare la furia distruttiva insita nel gesto che il pittore ha voluto evidenziare. Mentre sul lato opposto i libri sacri vanno a fuoco, Cristo abbatte lo strumento del suo supplizio. Qualcuno ci può vedere un'opera blasfema. La mia personale interpretazione è che in realtà si tratti di un'opera profondamente religiosa. Questo Cristo resosi conto che il suo sacrificio è stato vano per liberare l'umanità dal peccato, dalle miserie, dall'odio e dalle guerre sembra dire basta, sembra dirci che questa umanità non merita la morte di un uomo e ci richiama così alla nostra responsabilità individuale nella costruzione di un mondo senza croci, senza torture, senza odio. Più che essere un rinfacciare a Dio il fallimento del suo disegno di redenzione, questo quadro è un grido in faccia a chi lo guarda per guardarsi allo specchio, per chiedersi cosa ciascuno ha fatto affinché le moderne croci non fossero più necessarie. Di fronte a questa opera ci si sente catturati e catapultati nel profondo della coscienza. Credo sia un'opera che abbia veramente a che fare con la fede, o per lo meno con un'idea moderna di fede che mette al centro l'uomo, le sue azioni e la sua responsabilità.

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