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Cohousing. Insieme ma in libertà

Rocca, n. 15, 1 agosto 2009, pag. 37 Si scrive co-housing, ma si pronuncia coabitare, condivisione di spazi comuni e di comuni visioni delle relazioni tra le persone e tra queste e l’ambiente, ma è anche un diverso modo di concepire gli spazi urbani. Se vogliamo, è la nuova frontiera del concetto di comunità: non più un insieme informe e mononucleare di famiglie che neppure si conoscono tra loro, pur condividendo lo stesso pianerottolo, ma famiglie (single compresi) che scelgono, e si scelgono, di condividere un nuovo modo di abitare, chi per affrontare la crisi, chi per prevenire la solitudine dell’età adulta, chi per allevare i figli in un contesto a misura di bambino in una relazione di mutuo aiuto, soprattutto per le famiglie mono genitoriali, chi per offrire al quartiere servizi e opportunità di socializzazione.Sia ben inteso, coabitando ognuno conserva la privacy del proprio appartamento con in più il vantaggio di risorse, spazi e servizi condivisi. Così si va dall’edificio che h...

Sentenza Aldrovandi. Ora si faccia luce sui depistaggi

Federico Aldrovandi è morto per mano di quattro poliziotti e a causarne la morte sono state le percosse da loro inferte al ragazzo. Nessun altra causa o concausa ne ha determinato il decesso. Molti di noi, cittadini comuni, amici, parenti, non avevano dubbi. Oggi, questo, possiamo scriverlo con l’avvallo di una sentenza, seppur di primo grado, di un tribunale. Eccesso colposo di reazione in omicidio colposo era l’ipotesi dell’accusa pienamente accolta dal giudice. Giustizia, però, non è ancora stata fatta in pieno. Ci sono altre tre procedimenti in corso a vario titolo per favoreggiamento nei confronti di altri funzionari della questura di Ferrara, perché Federico quel 25 settembre 2005 fu ucciso due volte: la prima nell’immediatezza dei fatti e del loro svolgersi in cui quattro agenti, dicasi quattro, persero la testa; la seconda, ancora più grave, quando altri agenti agendo a mente fredda, lontano dal luogo dei fatti, dall’impulsività del momento, dalle azioni e reazioni a volte irra...

Dragotto e Barbieri: due sconfitti per un ballottaggio

Due cose emergono con chiarezza dal ballotaggio tra Tagliani e Dragotto: la prima, è che il centro destra ferrarese non rappresenta la voglia di cambiamento dell’elettorato; la seconda, è che l’altro sconfitto di questa tornata è Giulio Barbieri. E non sarebbe la prima volta nemmeno per lui. Cercherò di spiegare perché. Tagliani ha vinto riconfermando i voti del primo turno, anzi aggiungendone 1810 di dote personale (98 in più rispetto alla dote personale portata il 7 giugno) alla somma dei voti delle liste che lo sostenevano nella prima tornata e che sono rimaste tali anche nella seconda, cioè senza apparentamenti. Infatti, la somma dei voti di lista della coalizione di centro sinistra era di 37.542 voti, mentre Tagliani al ballottaggio ne ha presi 39.352. Per Dragotto il ballottaggio ha portato 29.896 voti, mentre la somma dei voti delle liste che si sono apparentate per il secondo turno, era di 28.217 voti (+1.679 per il candidato del centro destra). Ora, le ipotesi che si possono f...

L'utopia ha inforcato la bicicletta

Secondo Marc Augé l’utopia ha un luogo dove realizzarsi, la città, e un profeta - per parafrasare un altro francese, Didier Tronchet e il suo “Piccolo trattato di ciclosofia” - la bicicletta. Qui e ora l’utopia di città affrancate dall’assedio delle auto e dall’inquinamento può muovere i primi passi (pardon, le prime pedalate) dall’alto del sellino della bici, se solo le scelte politiche avessero il coraggio di imporre dei limiti all’ingresso nelle città al traffico motorizzato privato. Ma non bastano i divieti, occorrono infrastrutture: parcheggi periferici serviti da bus navetta e dotati di parcheggi di bici pubbliche; trasporto pubblico efficiente ed efficace. Solo così si può vivere la città nella sua pienezza, luogo di socializzazione e di incontri, in cui le strade possono tornare ad essere anche luogo di gioco spontaneo per i bambini come prima che la motorizzazione di massa li espropriasse di spazi e li trasformasse in moderni reclusi in un mondo artificiale, dove tutto per lor...

Ferrara al ballottaggio. Premiati candidati della società civile

Tutto da rifare. Si va al ballottaggio. Già, perché il voto del 21 giugno è un altro voto. Si riparte, non da zero, ma quasi. Soprattutto per chi ha chiuso in testa il primo turno, la sfida sarà riconfermare i voti già presi, convincere gli incerti, fare aperture programmatiche ai possibili alleati, per quanto “pubbliche e con i cittadini”, come dice Tagliani. Per chi ha chiuso in testa il lavoro è dunque ancora più pesante, se non altro in termini di stress, tanto più che mancava un soffio alla promozione a giugno. E’ ovvio che Tagliani, così come Zappaterra per quanto riguarda il voto per la Provincia, può legittimamente pensare di dare per acquisiti i suoi voti, ma questo non lo autorizza comunque a pensare di avere la vittoria in tasca. Sarebbe un errore fatale per lui e la sua coalizione pensare che poiché lo scarto è così alto si potrà vincere al secondo turno a mani basse. E in questo la capacità di mobilitazione dei partiti che lo sostengono sarà fondamentale, così come qualche...

Scuola. Insegnante unico e dintorni

Rocca, n. 11, 1 giugno 2009, pag. 29 Schizofrenia di un sistema. Potrebbe essere il titolo di un thriller. Invece, purtroppo, è la dura realtà di scelte del governo che a fronte di una società che diventa sempre più complessa risponde a tale complessità semplificando la scuola, il nucleo dal quale dovrebbero uscire persone con strumenti conoscitivi tali da affrontare proprio il mondo in continua evoluzione. La proposta della riforma Gelmini che riporterà il maestro unico alle elementari va proprio nella direzione della semplificazione. La multidisciplinarietà sarà sostituita con il/la maestro/a tuttologo/a. Anni di formazione specialistica del corpo docente, che hanno portato la nostra scuola ai più alti livelli in Europa riconosciuta da organismi internazionali, in un colpo solo saranno buttati... dalla finestra. Con buona pace della valorizzazione delle risorse umane e di una vera formazione dei cittadini del futuro. Come si fa, allora, a non pensare che questo disegno contenga in sé...

L'ossimoro dello sviluppo sostenibile

Può un sistema puntare alla crescita infinita in un contesto finito? Come fanno gli uomini contemporanei a credere che sia possibile mantenere gli attuali livelli di consumo ancora per molto se intorno a noi l’aria delle città diventa sempre più irrespirabile; gli spazi pubblici sono occupati da sempre più auto; il territorio è sempre più consumato da nuovo cemento; le risorse della terra sono in via di esaurimento; la temperatura del pianeta sta aumentando; l’ecosistema di alcune zone della terra sta mostrando segni evidenti di cambiamento indotto dall’uomo? Cosa ci fa credere di essere una specie immortale, se milioni di anni di evoluzione sulla terra dimostrano che primo o poi le specie si estinguono se non hanno una resilienza tale da affrontare i cambiamenti? É la società contemporanea che induce l’uomo a credere nell’immortalità propria come individuo e della specie? Domande alle quali molti studiosi cercano di rispondere immaginando un nuovo modello di sviluppo, basato su regole...